Intervista a Enrico Tallone - Alberto Tallone Editore
Intervista a cura di Daniele Lavecchia
Qual è la particolarità della vostra azienda? Il laboratorio tipografico della Casa Editrice Alberto Tallone è il più antico ancora in attività in Europa: le nostre origini risalgono alla fine del 1700. Fino ad oggi la nostra arte e tradizione sono state ininterrottamente tramandate. Da sempre al centro della nostra produzione letteraria non c’è la semplice ricerca estetica, ma la leggibilità; così, attraverso l’utilizzo di caratteri classici, che si compenetrano con pagine in puro cotone, il lettore può sperimentare l’autentica fruibilità del libro. Il libro non è un bene di lusso, ma frutto di sacrificio e studio. I caratteri stampati che lo compongono sono ambasciatori del futuro che abitano in case, che sono le loro impaginazioni e in un’architettura, che è il loro formato.
È stata un’eredità difficile la sua? Indubbiamente non è un’eredità facile. Se l’attività ha successo si può pensare che in fondo sia stata bene avviata da qualcuno che ci ha preceduto e se non riesce, che si è sperperata un’eredità importante. Questa di fatto è un’eredità importante, creata dal nulla da mio padre Alberto Tallone e alla sua morte proseguita da mia madre Bianca Tallone. Un’attività costruita con sacrificio e non per fini economici, ma soprattutto per passione autentica che certo nel tempo ha garantito la stabilità economica alla mia famiglia. La nostra professione si è trasmessa con passione i-ninterrotta fino a noi, che rappresentiamo l’ultima generazione di una grande tradizione libraria edito-riale europea.
Quale posto ha nella sua azienda la tradizione? La tradizione è fondamentale. Chi non ha tradizione non può innovare. Ogni nostro libro coniuga la tradizione cartaria e l’innovazione della tecnologia at-traverso lo studio di materiali e tecniche. Si può svolgere un lavoro come il nostro, che è un lavoro cin-quecentesco, con modernità ed è così che noi cerchiamo di togliere il superfluo dalle nostre opere, per questo i nostri libri non sono illustrati, perché il lettore crei da sé la propria scenografia.
È cambiato qualcosa nel modo di fare impresa e di condurre un’impresa famigliare come la vostra? Oggi è cambiato il livello di cultura di chi mette in commercio il libro. Indubbiamente vi è una massifica-zione dell’uso del libro nella quale la stampa ha assunto sempre meno importanza. La nostra promo-zione in un mondo così veloce e sovraccarico di messaggi, si svolge attraverso mostre presso luoghi prestigiosi e contatti con i clienti affezionati. Noi abbiamo magazzino nell’epoca in cui non si fa più ma-gazzino e dove si cerca di razionalizzare noi complichiamo.
Si sente più artista o artigiano? Noi siamo artigiani poichè utilizziamo le mani, ma la bottega, così come avveniva nel rinascimento, è il luogo in cui si esprime l’artista.
Come vede il futuro della sua impresa? È senz’altro un’impresa solida. Vedo molta simpatia e riscontri per la nostra opera a vari livelli. Saranno poi i miei figli, se avranno voglia di impegnarsi e lottare dura-mente, a portare avanti la nostra tradizione. Ecco, se i miei figli avranno voglia di affrontare questa sfi-da troveranno senz’altro grandi soddisfazioni.
Qual è la cosa di cui va più orgoglioso? Sono molte le opere di cui vado particolarmente orgoglioso: il volume del Petrarca del 2004 nel settimo centenario, “La Commedia” in tre tomi per il Giubileo, le poesie inedite di Alda Merini. Particolarmente importanti sono i “Manuali tipografici commentati” che ho dedicato a mio padre, con autentici campioni originali, con esempi di impaginazione e fogli di stampa dal ‘39 a oggi.
Se dovesse dare un consiglio a un giovane imprenditore? A un giovane imprenditore direi di ricordare di essere italiano. Noi italiani siamo la mamma del mondo lo vestiamo attraverso la moda, lo nutriamo attraverso il nostro cibo e purtroppo troppo spesso non ci rendiamo conto delle nostre straordinarie doti, del nostro indiscutibile genio.


